Se fai still life (ma vale anche per grafica e fotografia in generale), c’è un punto in cui “fare prompt” non basta più. Il problema non è ottenere una bella immagine: è ottenere una serie coerente, con uno stile preciso, e soprattutto riuscire a ripetere il processo senza impazzire.
In questo articolo ti spiego come uso Weavy per costruire un workflow replicabile: parto da una prima generazione, applico uno stile tramite reference, genero un’immagine “master” coerente e poi creo quattro inquadrature diverse in automatico, mantenendo prodotto e scena consistenti.
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Perché Weavy è utile se lavori nella fotografia
Weavy non è un generatore in più. Per me è un modo per mettere ordine e rendere ripetibile il flusso: una lavagna a nodi dove collego prompt, modelli, immagini di riferimento e passaggi di automazione.
È particolarmente utile quando:
- devi produrre varianti per un cliente (stesso prodotto, look diversi)
- vuoi testare stili con reference reali (Pinterest, Midjourney, ecc.)
- ti serve un set di inquadrature coerenti per ads, e-commerce e social
Step 1: prompt base e prima generazione
Il punto di partenza è sempre semplice: prompt → modello immagine → output. Nel video lo faccio con uno still life (es. una bottiglia) e ottengo un risultato già buono, ma ancora “generico”.
Qui mi interessa soprattutto impostare bene:
- aspect ratio (nel mio caso 4:5)
- risoluzione (io sto spesso su 2K per un buon equilibrio tra qualità e consumo crediti)

Step 2: la differenza la fanno le reference (e il collage di stile)
Quando voglio cambiare davvero mood e qualità, non mi affido solo al testo. Preparo una reference visiva. Nel video cerco immagini in stile adv/still life su Pinterest e le carico in Weavy con drag&drop. weavy-fotografi
Poi uso il nodo Compositor per costruire un collage pulito, perché mi serve che l’AI “legga” bene:
- palette e materiali
- geometrie e composizione
- atmosfera e luce
Nel caso mostrato, lo stile è pop e geometrico, con un richiamo tipo Memphis design anni ’80: un’estetica che a parole spesso viene interpretata in modo casuale.

Step 3: controllo rapido — l’AI sta capendo lo stile?
Questo passaggio non è obbligatorio, ma io lo faccio spesso: uso un nodo che descrive l’immagine per verificare se l’AI sta interpretando correttamente il collage. weavy-fotografi
Se la descrizione torna (colori, mood, elementi grafici), procedo. Se no, semplifico il collage o cambio reference.
Step 4: system prompt + doppio input (prodotto e stile)
Qui entra la parte “ibrida” del workflow: non voglio che il prodotto cambi, voglio cambiare lo stile.
Quindi lavoro con due livelli:
- un prompt base che descrive prodotto e scena
- un system prompt che impone regole chiare (prodotto riconoscibile, stile coerente con la reference)
E soprattutto imposto bene i due input:
- immagine del prodotto (reference prodotto)
- collage di stile (reference stile)
Così ottengo un’immagine “master” che mantiene il soggetto corretto e assorbe davvero l’estetica che voglio.

Step 5: 4 inquadrature automatiche senza cambiare scena
Questa è la parte che mi serve per ads e contenuti: una volta che ho la master, genero quattro inquadrature diverse, ma con una regola precisa: stessa scena, stessa luce, stesso prodotto. Cambia solo la camera. weavy-fotografi
Nel video chiedo anche che i prompt siano separati da un asterisco (tranne l’ultimo). Mi serve per spezzarli automaticamente in passaggi singoli.
Step 6: split/array, selector e router (batch pulito)
A questo punto Weavy diventa uno strumento da produzione:
- l’LLM genera 4 prompt separati
- un nodo li divide in una lista
- seleziono e gestisco le 4 varianti
- collego ogni prompt al suo nodo immagine e genero in batch weavy-fotografi
Risultato: un set completo (close-up, wide, dettagli, angoli diversi) coerente con la master. Se una variante non funziona, rigenero solo quella.

Cosa funziona davvero (e cosa è più delicato)
Funziona bene quando:
- vuoi uno stile preciso guidato da reference
- ti serve coerenza su un set (campagne, e-commerce, social)
- vuoi velocizzare: da una master ottieni più output pronti
È più delicato quando:
- il collage è confuso o incoerente
- il system prompt è troppo morbido e lascia libertà eccessiva
- pretendi il risultato perfetto al primo colpo (qui conviene ragionare per iterazioni)
Conclusione
Per me Weavy diventa utile quando smetti di generare immagini singole e inizi a costruire un processo replicabile. Nel video lo uso per still life, ma lo stesso approccio si applica a product, fashion, interior e creatività ADV.
Se vuoi fare un salto di qualità, spesso non serve scrivere prompt più lunghi: serve un workflow che puoi riusare, migliorare e scalare.
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Box autore
Sono Gianluca Giarrusso (Graphics LAB). Lavoro su Photoshop e workflow AI per fotografi e creativi, con focus su workflow e pipeline replicabili per produrre output coerenti in modo professionale.
